Cosa è la depressione e come se ne esce

depressione cosa è e come se ne esce

Oggi la chiamiamo depressione, ma questo sentire,  “mal di vivere”,  “malinconia” come la si voglia chiamare accompagna l’uomo da quando esiste. Si rivela come languore profondo, angoscia, indifferenza, mancanza di desiderio, perdita di energia, nei casi più gravi conduce al suicidio.

“Quando la malinconia scende su di noi all’ improvviso, la nostra prima sensazione è di essere rinchiusi in un carcere. Il carcere non ha fori, o aperture, o finestre: non ci sono che mura, mura, altissime mura. Non c’ è nessuna via d’ uscita: nessuna via d’ entrata”. Scrive lo scrittore Pietro Citati commentando su Repubblica la meravigliosa e ricchissima mostra sulla malinconia che il 13 ottobre 2005 si è aperta al Grand Palais di Parigi, facendo poi il giro di tutta l’Europa.

La depressione nel mondo antico

Il prof. Nicola Lalli, titolare di Clinica Psichiatrica e  Psicoterapia all’Università “La Sapienza” di Roma ci racconta che “le più antiche descrizioni sulla depressione le ritroviamo in alcuni papiri egiziani risalenti a 5000 anni fa: in essi non solo troviamo descrizioni clinicamente ancora attuali, ma soprattutto viene riferita l’elevata incidenza del suicidio, nell’epoca dei faraoni, mediante l’affogamento nel Nilo. Anche nella cultura babilonese è spesso presente questo malessere vitale: “malattia, languore, indebolimento, sofferenza si sono impadroniti di lui. Lamenti e sospiri, oppressione, angoscia, paura si sono appropriati, straziandoli, dei suoi desideri” (4600 anni fa)”.

Anche nel mondo  ebraico è possibile ritrovare riferimenti a questo disturbo. Cito il lamento di Quelet nell’ Ecclesiaste “Ho preso in odio la vita, perché mi è sgradito tutto quanto si fa sotto il sole. Ogni cosa è infatti vanità. E’ un inseguire il vento”.

Nel mondo greco, invece, si è cercato di dare una spiegazione di tale malessere attraverso la teoria degli umori derivante dalla filosofia e dall’osservazione della medicina in occidente. Ai tempi dell’Impero, a Roma, questo malessere è identificato come “tedium vitae”, una sorta di disgusto per la vita e desiderio della morte che darà origine a molti casi di suicidio. 

La depressione oggi.

Ma veniamo ad oggi. Secondo l’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la depressione sarà la prima causa di sofferenza nel 2020.  In 10 anni infatti  l’incidenza della depressione è aumentata quasi del 20%. Ne soffrono 322 milioni di persone. Nessun paese escluso. Secondo lo studio ESEMeD (European Study of the Epidemiology of Mental Disorders) in Italia, la prevalenza della depressione maggiore e della distimia nell’arco della vita è dell’11,2% (14,9% nelle donne e 7,2% negli uomini).

Distinguere la depressione come malattia da una normale variazione dell’umore non è facile. Proprio perché trattandosi di una patologia che riguarda il tono dell’umore dell’individuo essa è spesso sottovalutata, confusa con emozioni quali l’ansia o più in generale con la tristezza. Spesso la differenza tra un momentaneo calo dell’umore e un inizio di depressione è proprio in quel momentaneo.

Si è in presenza di depressione quando vi è un calo significativo e duraturo dell’umore per almeno due settimane, senza che questo sia necessariamente in relazione con eventi di vita spiacevoli. 

Disturbo depressivo maggiore *

È caratterizzato da un insieme di sintomi che interferiscono pesantemente e in modo debilitante nella vita quotidiana della persona.

Il disturbo depressivo maggiore è un disturbo che si presenta con tono dell’umore particolarmente basso per un periodo abbastanza lungo, sofferenza psicologica, fatica nel prendersi cura del proprio aspetto e della propria igiene, riduzione e peggioramento delle relazioni sociali, tendenza all’isolamento, difficoltà sul lavoro o a scuola, peggioramento del rendimento. I sintomi più frequenti sono:

  • stato d’animo di tristezza, abbattimento
  • perdita di piacere e interesse
  • cambiamenti nell’appetito
  • disturbi del sonno
  • agitazione, irrequietezza o al contrario rallentamento
  • riduzione dell’energia, facile stanchezza e spossatezza
  • senso di valere poco, senso di colpa eccessivo
  • difficoltà di concentrazione, incapacità di pensare lucidamente
  • pensieri ricorrenti che non vale la pena di vivere o pensieri di morte e di suicidio.

Per essere classificata come affetta da depressione, secondo il DSM-IV, dovrebbe avere almeno 5 sintomi, di cui almeno uno dei primi due.

Distimia (disturbo distimico) *

Per distimia s’intende una forma prolungata e attenuata di depressione che lascia una certa capacità nel far fronte ai propri impegni ma comunque comportano una sofferenza psicologica clinicamente significativa. Il disturbo è  caratterizzato infatti da un umore cronicamente depresso presente per la maggior parte del giorno, quasi tutti i giorni, per almeno 2 anni. Sono presenti almeno due dei seguenti sintomi:

  • appetito ridotto o aumentato rispetto alla norma
  • tendenza all’insonnia o, al contrario, all’ipersonnia
  • affaticabilità o ridotta energia necessaria per affrontare la quotidianità
  • bassa autostima
  • difficoltà di concentrazione o di prendere decisioni
  • sentimenti di disperazione

Disturbo depressivo Non Altrimenti Specificato (NAS) *

Include disturbi depressivi che non presentano tutti i criteri diagnostici richiesti per la diagnosi di disturbo depressivo maggiore o di distimia. Le persone che ne sono affette sono tuttavia a rischio di presentare nel corso della loro vita un episodio depressivo maggiore.

Cause della depressione *

Le cause dei disturbi depressivi sono di varia natura e interagiscono tra di loro. Vanno considerati i fattori biologici, genetici e quelli psicosociali.

Come detto, in molti casi i disturbi depressivi insorgono in seguito ad eventi stressanti; tuttavia, non tutti coloro che si trovano a dover fronteggiare situazioni stressanti sviluppano un disturbo depressivo.

biologiche:

si sono riscontrati cambiamenti nella regolazione dei cosiddetti neurotrasmettitori quali la serotonina e la noradrenalina, sostanze chimiche che controllano il passaggio degli impulsi nervosi nel cervello. La diminuzione della noradrenalina porta ad una minore capacità di prendere iniziative e la diminuzione della serotonina porta a un peggioramento nel sonno e a interagire con gli altri. Soprattutto nell’anziano, la depressione può essere anche favorita da malattie croniche e da deficienze alimentari che portino ad esempio a una carenza di vitamina B12, e dagli effetti collaterali di alcuni farmaci

genetiche:

i parenti di primo grado di una persona con disturbo depressivo maggiore hanno un rischio 2-3 volte più alto di avere nella loro vita un episodio depressivo

psicosociali:

il rischio di depressione è maggiore nelle persone tese, con scarsa stima di sé, tendenti al pessimismo, poco fiduciose. Gli episodi depressivi possono essere preceduti e favoriti da eventi o situazioni stressanti che vengono vissuti da chi è più vulnerabile alla depressione, come difficoltà, perdite gravi e insuperabili o come fallimenti. Tra di essi vi sono:

  • lutti
  • separazioni coniugali o interruzioni di legami affettivi
  • uscita dei figli di casa (in particolare per le madri)
  • difficoltà nei rapporti coi familiari
  • gravi conflitti e incomprensioni interpersonali
  • malattie fisiche, soprattutto se croniche e invalidanti
  • licenziamenti, fallimenti o problemi sul lavoro.

Depressione come uscirne

Guarire dalla depressione è possibile se il paziente decide di intraprendere un percorso perché accetta di avere un problema e cerca qualcuno che possa aiutarlo concretamente.

Dunque la prima cosa è accettare la malattia e prendersi cura della propria sofferenza. Anche se la mente depressa tende a sottovalutare o addirittura a non considerare malattia la propria alterazione, l’amore per se stessi deve prevalere. Non solo è necessario fidarsi delle persone, familiari e amici che probabilmente  si accorgono che qualcosa non va e consigliano la visita da uno specialista, ma anche se si sta molto male lasciarsi accompagnare dal medico di famiglia che può fare una prima diagnosi ed inviare ad uno specialista.

La cura della depressione

Sempre il Ministero della Salute scrive sul proprio sito che il trattamento della depressione ha lo scopo di ridurre/far scomparire i sintomi, ripristinare il consueto funzionamento personale e sociale nella vita del paziente, evitare recidive.

La scelta della terapia naturalmente dipende dalla gravità e dalle caratteristiche della depressione.

La depressione può essere trattata con la psicoterapia e se necessario anche con i farmaci.  Nel caso di depressione moderata, i due tipi di trattamento non in combinazione sono ugualmente efficaci. Anche se la psicoterapia può aiutare anche a gestire i sintomi e soprattutto ad elaborare il disagio e a indagare sulle cause.

Nel caso di depressione grave, il trattamento farmacologico è sempre necessario, possibilmente in sinergia con la psicoterapia che può aiutare la persona ad accogliere i farmaci, ad aumentarne l’efficacia e a elaborare il proprio vissuto intorno alla malattia.

Gli psicofarmaci usati nella terapia della depressione sono detti antidepressivi. Vanno distinti dagli ansiolitici o tranquillanti, a differenza dei quali danno poca o nessuna dipendenza, cioè non determinano il bisogno di continuare a prenderli e a dosi sempre maggiori, e non danno sintomi di astinenza spiacevoli quando si smette di prenderli.

Cosa fare appena ci si sente depressi *

  • Non isolarsi ma restare in contatto con familiari, amici, colleghi di lavoro, ecc.
  • Non colpevolizzarsi e cercare di comprendere che questo atteggiamento è parte della malattia di cui si soffre
  • Cercare di fare attività fisica anche moderata ma in maniera regolare
  • Non prendere decisioni importanti (lasciare il lavoro, cambiare casa, lasciare il partner) durante un episodio di depressione perché la capacità di giudizio non è al suo massimo
  • Non assumere droghe ed evitare bevande alcoliche (che peggiorano la depressione e possono dare interferenze con i farmaci)
  • Seguire una dieta sana, cercando di assumere una quantità giusta (né troppo scarsa, né eccessiva) di calorie
  • Dormire un numero sufficiente di ore ed evitare di perdere il sonno
  • Porsi piccoli obiettivi di ragionevole riuscita, per evitare di sentirsi frustrati
  • Parlarne con il medico di famiglia o con un medico specialista della salute mentale, soprattutto se si hanno pensieri di suicidio
  • Una volta diagnosticato il disturbo depressivo, seguire con regolarità la terapia prescritta, senza scoraggiarsi se non si hanno subito gli effetti positivi.

* fonte sito Ministero della salute

E una volta guariti? Il pericolo della ricaduta

Dalla depressione, soprattutto con gli antidepressivi di oggi (sempre più mirati e specifici per i vari tipi di depressione)  e la psicoterapia che rende  il paziente attivo  protagonista della cura, si esce.

Dagli anni ’70 in poi, il prof. Aaron Beck, che insieme ad Albert Ellis fu padre fondatore della Psicoterapia Cognitiva,  evidenziò che il modo con cui pensiamo a noi stessi, al mondo e al futuro influenza molto le nostre emozioni e il nostro comportamento.​ Correlò dunque la depressione al  pensiero negativo.

Questo rendeva protagonista il paziente che attraverso la psicoterapia proposta, diventando più consapevole del meccanismo,  poteva modificare il proprio modo di pensare e di conseguenza le azioni che intraprendeva.

Quello che però accadeva era che anche fuori dalla malattia, chi aveva avuto un episodio depressivo era molto più vulnerabile di fronte ai cambiamenti, sia interni che esterni, e a ricadere in un successivo episodio depressivo. 

Prevenire le ricadute depressive

Nel tentativo di comprendere la vulnerabilità alle ricadute depressive tre psichiatri, Zindel Segal J. Mark Williams , John D. Teasdale, invertirono la prospettiva di A.Beck e iniziarono a valutare l’influenza dell’umore sul pensiero. Questa idea fu una piccola ma significativa rivoluzione. 

Cominciarono quindi a notare che  le persone che non avevano avuto episodi depressivi o disturbi psichici, reagivano ad una occasionale tristezza senza particolari conseguenze. Viceversa  nelle persone, che avendo vissuto un episodio depressivo,  hanno convissuto per un certo tempo con tutta una serie di pensieri negativi, gli stessi “nastri” di pensieri autocritici tendono a riproporsi ogni volta che in futuro si sentiranno tristi o scoraggiati, innescando così un nuovo episodio di depressione.

Relazione umore pensieri

Valutarono dunque che era l’umore che riattivava il pensiero negativo e non viceversa.​

Quando le persone che hanno sofferto di disturbi d’ansia, depressione, disturbi ossessivo-compulsivi sono tristi si riattivano vecchi modi di pensare, vecchie abitudini rispetto all’emozione spiacevole. La mente cioè in modo automatico cerca  di risolvere questi stati d’animo ma con metodi che non funzionano come la ruminazione, il ritorno al passato, la predizione negativa del futuro. Così si attivano processi di pensiero automatici piuttosto che intenzionali, l’abitudine piuttosto che l’esperienza diretta, il passato piuttosto che il presente.


La meditazione di consapevolezza nel processo di ricaduta depressiva

Paul Ekman:

… secondo me lo stato d’animo è caratterizzato dal fatto di perdurare nel tempo (da qualche ora a intere settimane) e di alterare la nostra visione della realtà … l’umore distorce e riduce la gamma delle nostre reazioni …​ Penso che ormai ci siano anche prove scientifiche che dimostrano gli effetti positivi sulle emozioni, ma quale pratica meditativa potrebbe contribuire a ridurre la durata di uno stato d’animo?

Dalai Lama:

… penso che pratiche come la meditazione di consapevolezza e la meditazione in cui ci si concentra sul respiro siano estremamente efficaci …

da  “Felicità emotiva” di Gyatso Tenzin (Dalai Lama)Paul Ekman, e al.

Mindfulness Based Cognitive Therapy per prevenire le ricadute nella depressione

Fu una felice intuizione quella che portò Segal, Williams  e Teasdale  a frequentare il percorso basato sulla mindfulness MBSR Mindfulness-Based Stress Reduction elaborato nel 1979 da Jon Kabat Zinn all’Università della Massachusetts Medical School. Sembrava infatti stesse aiutando molto pazienti gravi e cronici a incontrare in modo efficace la propria malattia. Si resero immediatamente conto che quel percorso, con i dovuti aggiustamenti, era ciò che poteva aiutare anche i pazienti fuori dalla depressione. Insegnava a gestire un eventuale nuovo calo dell’umore senza identificarsi nei pensieri automatici che questo avrebbe comportato.

Dopo aver compreso e fatto proprio fino in fondo la pratica della mindfulness elaborarono un percorso di otto settimane,  che potesse  insegnare a coloro che avevano avuto episodi depressivi e ne erano usciti, il meccanismo della ricaduta. Non solo, anche a  “scegliere di non ricadere lì “trasformando  intenzionalmente questo meccanismo  attraverso le pratiche di consapevolezza.

In questo modo il percorso automatico:

“periodo di umore basso – desiderio che le cose siano diversamente – pensieri automatici – ruminazione – vecchi giudizi e preconcetti – scarsa capacità di risovere i problemi – ricaduta in depressione”

si può trasformare in:

“periodo di umore basso – desiderio che le cose siano diversamente – pensieri automatici – presenza consapevole – base sicura – calma connessione creatività – Scegliere di non “entrare lì”

Una delle cause ormai riconosciute della depressione è l’automatica identificazione con pensieri disfunzionali e negativi alterati da uno stato dell’umore basso. E’ un po’ come andare sempre, notte e giorno, in giro con un paio di occhiali neri e credere per questo che sia sempre notte.

Il protocollo Mindfulness Based Cognitive Therapy

Il protocollo Mindfulness Based Cognitive Therapy si occupa più del processo del pensiero, che dei contenuti dei pensieri stessi, con l’obbiettivo non tanto di trasformarli e di entrare in relazione con essi, quanto di riconoscerli per quello che sonosolamente dei contenuti mentali senza caratteristica di concretezza e di realtàe di lasciarli andare.

“I pensieri non sono fatti” dunque è possibile agire senza esserne condizionati.

Le pratiche per coltivare consapevolezza permettono di vedere con chiarezza il funzionamento mentale. Sensazioni, emozioni, sentimenti, ricordi e pensieri sono mutevoli condizioni della mente, che vengono osservate nel loro sorgere e passare ed accolte da una consapevolezza lucida e tranquilla. In questo modo si acquista una comprensione in prima persona della realtà interna ed esterna, dell’esperienza diretta.

Inoltre aiutandoci a essere nel momento presente ci danno la possibilità di essere noi, scegliendo consapevolmente l’azione appropriata, a piantare il seme che germoglierà nel momento successivo. Rendendoci veramente costruttori pazienti e attenti di ogni istante della nostra esistenza.

©bp

Author

Bianca Pescatori

Psicoterapeuta libero professionista ad orientamento psicodinamico e cognitivista.
 Ha collaborato e collabora con enti pubblici e privati per quanto riguarda la gestione dello stress attraverso i protocolli mindfulness Based e ricerche correlate, tra cui l’Università La Sapienza, dipartimento di psicologia e il policlinico dell’Università di Tor Vergata.