La consapevolezza sul mangiare – Mindful Eating

La consapevolezza sul mangiare

La consapevolezza sul mangiare (Mindful Eating) può contribuire a portare equilibrio in ogni aspetto dell’esperienza del mangiare.

Aiuta a collegare la mente e il corpo attenuando così la compulsione al cibo.  Entrando in contatto con noi stessi, passeremo infatti da una azione indiscriminata e reattiva ad una azione  in sintonia con i nostri naturali segnali fisici di fame e sazietà.

Si tratta di coltivare una combinazione di “saggezza interiore”  e “saggezza esteriore”. Significa, per esempio, poter veramente fare l’esperienza del sapore del cibo, ma anche comprendere quando ne abbiamo abbastanza. Comprendere se mangiamo per fame o per altri bisogni e imparare a dare a ciascun bisogno fisico, psicologico o emotivo la corretta risposta.

In definitiva essere consapevoli è il modo migliore per cogliere, nel corpo e nella mente,  la piacevole esperienza del nutrirsi.

Mangiare in modo automatico

Succede a tutti noi invece di mangiare a volte in modo automatico, senza quasi renderci conto di quanto e di cosa stiamo mangiando. E di come lo stiamo facendo. Frettolosamente, chiacchierando con gli amici, a volte addirittura litigando. Oppure semplicemente leggendo qualcosa che ci interessa o guardando la televisione. Quasi sempre comunque prestando molto poca attenzione all’esperienza che stiamo vivendo in relazione cibo.

Ancor di più. Succede a volte che non sappiamo neanche perché stiamo mangiando. Se per necessità del nostro corpo, per abitudine, per gestire lo stress o emozioni difficili, per noia o altro.

Così come può anche accadere che mente e corpo si separino sempre di più e allora mangiare può diventare una azione compulsiva, al di fuori del nostro controllo, obbligata, che trasforma i nostri pasti in un campo di battaglia, tra il bisogno assoluto di divorare cibo in continuazione e quello di evitarlo.

Il cibo diventa allora per noi un vero e proprio nemico. Invece di viverlo nel suo valore vitale, diventa portatore di conflitti, ansia, mortificazione.

Un percorso di consapevolezza (Mindful Eating) ci aiuta a:

  • Diventare consapevoli delle infinite possibilità che abbiamo a disposizione per nutrirci.
  • Utilizzare i nostri sensi per la scelta degli alimenti, che siano saporiti per noi, e nello stesso tempo nutrienti per il corpo
  • Riconoscere le nostre abituali risposte al cibo (mi piace – lo voglio, non mi piace – non lo voglio o neutro – non mi interessa)
  • Diventare consapevoli del senso di fame e di sazietà per decidere se iniziare o smettere di mangiare
  • Riconoscere che non esiste un modo giusto o sbagliato di mangiare, ma il nostro modo di mangiare
  • Comprendere che non esiste solo una fame, ma tante come la fame emotiva, la fame di azione
  • Accettare le emozioni come parte necessaria dell’esperienza umana

Una piccola pratica di consapevolezza sul mangiare (Mindful Eating) 

Spegnete la televisione e mettete via il giornale.
Per collegarvi al momento presente potete iniziare a notare il respiro e le sensazioni provenienti dal corpo.
Chiudete per qualche secondo gli occhi e portate l’attenzione al respiro a livello addominale.
L’aria che entra, l’aria che esce

Poi dopo qualche respiro consapevole potete chiedervi ad esempio:

Ho realmente fame?
Mi sto annoiando?
Ho voglia di mangiare o devo solo rispettare un orario?

Quali sensazioni sento nel corpo?

La mia pancia è vuota?
Lo stomaco brontola?
Mi sento debole?

Potete poi portare l’attenzione al cibo

Com’è il cibo che sto per mangiare?
Che forma ha? l’odore, la consistenza, il colore, il sapore…

La pratica di consapevolezza sul mangiare non deve essere necessariamente un lento esercizio di concentrazione, ma provate a notare quando sentite veramente il sapore del cibo e quando non lo assaporate veramente, ma è un semplice gesto meccanico.

Notate anche cosa succede alle vostre emozioni e ai vostri pensieri quando mangiate e come decidete di smettere o di continuare.

 

Author

Bianca Pescatori

Psicoterapeuta libero professionista ad orientamento psicodinamico e cognitivista.
 Ha collaborato e collabora con enti pubblici e privati per quanto riguarda la gestione dello stress attraverso i protocolli mindfulness Based e ricerche correlate, tra cui l’Università La Sapienza, dipartimento di psicologia e il policlinico dell’Università di Tor Vergata.