Esserci

Tutti noi sperimentiamo spesso nella nostra vita quella sottile, impalpabile inquietudine dovuta ad essere sempre in leggero (ma a volte anche molto marcato) non allineamento con ciò che il corpo e i sensi incontrano. Estranei alla nostra esperienza. Dissociati dalla realtà che si snoda via via.

Non conosciamo i fenomeni, ma li riconosciamo, e nel momento in cui li riconosciamo pensandoli, ci dividiamo da essi poiché già ciò che riconosciamo non c’è più.

Questo ci procura inevitabilmente un senso di assenza, di sperdimento, di solitudine, di separazione. Operiamo sull’esistenza, con il pensiero, i giudizi, l’attaccamento, la resistenza, il rifiuto piuttosto che permetterci semplicemente di incontrala e quindi di fare esperienza dell’essere vita noi stessi.

La pratica di consapevolezza nell’invitarci ad essere presenti mentalmente  a ciò che sorge momento dopo momento senza attaccamento o avversione (la costante automaticità a dissociarsi dal flusso del qui ed ora) ci aiuta a sentici parte di questo Presente nel suo paradosso di essere senza tempo e mai uguale a se stesso.

La pratica di consapevolezza infatti è una destrutturazione sistematica di quelle griglie mentali che ci separano dall’esperienza di essere. Essere consapevoli significa proprio questo esistere, essere totalmente sincronici, uniti, a ciò che è, nella sua propria realtà, momento per momento.

Così giorno dopo giorno impegnandoci a dare tempo e spazio alla pratica quotidiana impareremo a permetterci un tempo per noi, un tempo per essere semplicemente, per fermarci, per “sentirci”, scoprendo che proprio in virtù di questo anche il “tempo del fare” è più leggero e consapevole.

La pratica di consapevolezza è semplice, ma non è facile. Come l’amore. Perché la pratica di consapevolezza è un atto di amore. Per noi stessi, per i nostri simili, per tutti gli esseri viventi che con noi condividono il pianeta Terra.

E come tutti gli atti di amore richiede anche rinuncia, disciplina, coraggio, determinazione, pazienza.

La pratica di consapevolezza è un apprendimento all’essere vivi, ci chiede di essere vigili nel notare ciò che sorge nel momento presente, senza giudicarlo, di vederlo chiaramente, con mente e cuore ben aperti, con coraggio e determinazione; di notare come le cose cambiano, sempre, incessantemente e di non aggrapparci, ma di lasciare andare tranquillamente senza paura ciò che deve andare via.

Ci chiede anche di navigare con destrezza e gratitudine tra i nostri diversi e contraddittori stati fisici e mentali, di dare e ricevere amore, compassione e gentilezza.

E in cambio ci accorgeremo che la pratica, mentre l’abbracciamo, nello stesso momento ci sta dando esattamente quello che ci chiede: in realtà la pratica è la vita stessa, ed è esattamente ciò che siamo. La piena pace del momento presente.

Raimond Panikkar  chiama questo stato dell’essere la nuova innocenza. “La nuova innocenza è amare, conoscere, camminare, parlare … Non è avere amato, conosciuto, camminato, parlato …. Il conosciuto è stato conosciuto; non è conosciuto: lo è stato e per questo, quando dico che lo conosco ricordo solo che ho conosciuto, ma già non conosco più; ricordo che ho amato, però non amo più. Vivo nel ricordo, non vivo la vita, non vivo…

e  Sri Nisargadatta Maharaj  “Nessun pensiero in particolare può rappresentare lo stato naturale della mente, ma solo il silenzio. Non l’idea del silenzio, ma il silenzio in sé. Quando la mente si trova nel suo stato naturale, torna spontaneamente al silenzio dopo ogni esperienza. O, meglio, ogni esperienza avviene sullo sfondo del silenzio”.

e come non citare Pessoa:

Il mio sguardo è nitido come un girasole.
Ho l’abitudine di camminare per le strade
guardando a destra e a sinistra,
e talvolta guardando dietro di me…
E ciò che vedo a ogni momento
è ciò che non avevo mai visto prima,
e so accorgermene molto bene …
So avere lo stupore essenziale
che avrebbe un bambino se, nel nascere,
si accorgesse che è nato davvero…
Mi sento nascere a ogni momento
per l’eterna novità del Mondo …
Credo nel mondo come una margherita, 
perché lo vedo.
Ma non penso ad esso
perché pensare è non capire…
Il Mondo non è stato fatto perché lo si pensi
(pensare è un’infermità degli occhi)
ma perché lo si guardi e si sia d’accordo con esso…
Io non ho filosofie: ho sensi…
se parlo della Natura non è perché sappia cosa essa è,
ma perché la amo,
e la amo per questo,
perché chi ama non sa mai quello che ama
né sa perché ama, né cosa sia amare…
Amare è l’eterna innocenza,
e l’unica innocenza, non pensare

o Simone Weil

“Chiedere ciò che è – ciò che è realmente, infallibilmente, eternamente, in maniera del tutto indipendente da ciò che domandiamo – costituisce la richiesta perfetta. Fare a meno di desiderare ci è impossibile; noi siamo desiderio. Ma se questo nostro desiderio che ci inchioda all’immaginario, al tempo e all’egoismo lo trasferiamo tutto intero in quella richiesta allora possiamo farne una leva che ci strappi dall’immaginario e dal tempo nel reale e nell’eternità, e fuori della prigione dell’io”.

b.p.

 

 

Raimon Panikkar, Mistica pienezza di vita, Jaca Book ed. pag. 28-30

Sri Nisargadatta Maharaj – Tu sei quello

Pessoa ne “Il guardiano di greggi”

Simone Weil in “L’attesa di Dio”

Foto di Iole Pescatori

Author

Bianca Pescatori

Psicoterapeuta libero professionista ad orientamento psicodinamico e cognitivista.
 Ha collaborato e collabora con enti pubblici e privati per quanto riguarda la gestione dello stress attraverso i protocolli mindfulness Based e ricerche correlate, tra cui l’Università La Sapienza, dipartimento di psicologia e il policlinico dell’Università di Tor Vergata.