Mindfulness e professioni di aiuto

mindfulness e professioni di aiuto

Tutti coloro che sono impegnati a prestare la propria opera in contesti di cura, in stretto contatto con condizioni umane precarie e delicate emotivamente ed esistenzialmente, a volte anche in situazioni di vera e propria emergenza, sanno probabilmente quanto è difficile incontrare ed accogliere la propria istintiva naturale reattività al dolore.

Accade quindi che all’emergere improvviso di uno stato di sofferenza: un senso di rifiuto, una rabbia, una paura, un senso di impotenza, una stanchezza vi sia una vera e propria difficoltà ad accettare quelle emozioni, pensieri, sentimenti che vengono giudicati non opportuni.

Difficile accogliere le proprie fragilità, la propria umanità, e quindi quell’ancestrale (e molte volte utilissimo) impulso a sottrarsi a tanto dolore, a tanta sofferenza.

Si rischia dunque, in questa difficoltà ad essere aperti alla verità della propria vulnerabilità, del proprio limite e della paura della propria finitezza, di scegliere tra due vie che sembrano possano aiutarci a uscire dall’impasse, ma entrambe, come scopriamo ogni volta, del tutto fallimentari. Perderci nel “fare”, nell’azione fine a se stessa oppure ripiegarci in un senso di fallimento e autocritica alimentando la disistima di sé.

Prendere distanza

A volte però può accadere che grazie alla fortunata (o intenzionalmente coltivata in momenti meno difficili) presenza di un po’ consapevolezza sia possibile fermarci un momento e osservare.

Un attimo di respiro lo chiamo.

Potremmo allora notare che fermarsi è possibile poiché insieme alla consapevolezza è presente la fiducia che ci sia di aiuto l’accettazione di quello stato emotivo difficile, di quell’avversione che si è affacciata all’improvviso. Ed è presente anche la pazienza necessaria a stare e aprirci a ciò che quella reattività considerata “inopportuna” fa sorgere. Fiducia, accettazione, pazienza aiutano a stare ancora un poco, ad osservare meglio.

Può accadere allora che di fronte a questa sofferenza si apra uno spazio di amicizia, di sollecitudine che si sostituisce all’avversione. Da una parte questo ci aiuta a notare il ruolo di questa nel disagio iniziale, dall’altra potrebbe nascere un sentimento di gratitudine per la nostra fatica, il nostro impegno, per il nostro stare, esserci comunque e nonostante tutto.

Consapevolezza

Esserci con tutte le nostre difficoltà, con le nostre fragilità, la vulnerabilità, con la finitezza così uguale a quella di tutti gli essere umani, di coloro di cui ci occupiamo, e di quelli che di noi si occupano.

Esserci con paura e soddisfazione, con gioia e rabbia, con stanchezza ed energia, passione e compassione. Esserci con gentilezza. Esserci con consapevolezza. In fondo credo che molto si riduca semplicemente a starci vicini, tanto vicini da poterci finalmente vedere, ma senza essere confusi, identificati con ciò che è oggetto della visione.

Sì mi piace pensare alla consapevolezza come il modo in cui possiamo esserci accanto mentre sperimentiamo, così come possiamo, così come siamo capaci, la vita che si snoda via via nel momento presente.


La frattura

Come dice in questa bella poesia Rashani Rea, c’è sempre una frattura da cui poi emerge ciò che è intatto!

C’è una frattura
dalla quale emerge ciò che è intatto.
Una distruzione da cui
emerge qualcosa di indistruttibile.
C’è un dolore al di là di ogni dolore
che conduce alla gioia
e una fragilità dalla cui profondità
emerge la forza.

C’è uno spazio vuoto troppo ampio per le parole
uno spazio che attraversiamo con ogni perdita
Al di fuori di questa oscurità siamo benedetti
C’è un grido più forte di qualunque suono
i cui bordi seghettati tagliano il cuore
e mentre rompiamo ciò che è indistruttibile
impariamo a cantare.

Author

Bianca Pescatori

Psicoterapeuta libero professionista ad orientamento psicodinamico e cognitivista.
 Ha collaborato e collabora con enti pubblici e privati per quanto riguarda la gestione dello stress attraverso i protocolli mindfulness Based e ricerche correlate, tra cui l’Università La Sapienza, dipartimento di psicologia e il policlinico dell’Università di Tor Vergata.